Appunti di
viaggio
Questi appunti di viaggio sono nati dal
dialogo e dalla condivisione di due amici e compagni di viaggio.
Quando
porto il pensiero nel corpo, sento le emozioni che diventano
reali e tangibili, “potenti”. Solo attraverso il sentire il corpo può
fissare pensieri ed emozioni, e nel toccarli li fa diventare reali:
incarna lo spirito e lo rende vivo. Il mio corpo accede così alla
propria dignità e si assume le responsabilità che gli competono:
affronta le situazioni con coscienza e le vive pienamente. Non si
ostina più a guardare le cose belle per non vedere quelle che fanno
soffrire.
Percorrere
la
via della responsabilità e del sentire del corpo mi
permette di far rinascere la mia creatività, la qualità che mi rende
unico e speciale, quella che mi permette di sognare e realizzare i
sogni. È proprio questo sentire che mi rende reale, capace di vivere
con leggerezza e con amore le mie giornate: non ho più bisogno di
deviare lo sguardo dalle situazioni che mi arrecano sofferenza perché
sono nel sentire, nel mio corpo, capace di accendere e vivere le mie
passioni, di vivere nel sentire del mio essere, del mio respirare,
capace di goderne!
La
sessualità è creativa e pulita, sincera, d’amore, e posso liberarla da
quelle scorie –nate dalla non-comprensione- che per una vita hanno reso
rigido, annebbiato e sporco ciò che invece è naturale e umano. La cura
è sempre la stessa: leggerezza, e amore, e gioco.
Il
corpo sente ma ha bisogno del fermarsi, dell’ascoltare e di imparare un
linguaggio. Devo essere creativo, portare l’attenzione su cuore, sesso,
testa, polmoni, gambe e piedi e lasciar fluire leggero quello che
viene, senza aspettative e preconcetti. Bisogna sentire la pesantezza
perché anche quella parla: non devo fuggirla per andare in cerca di
quel qualcos’altro che vorrei ma che qui e ora non c’è.
Il
mio clown, il non voler sentire ciò che sento, è un modo per
sdrammatizzare una tensione interna. Così, però, l’essere nel presente,
e pian pianino esco dal mio sentire: distolgo l’attenzione da ciò che è
reale e subisco quei meccanismi di difesa che non mi fanno essere,
sentire, vivere.
Quando
vado a passeggio, quando danzo sciolto, libero e indifeso e mi
lascio andare al corpo, sto dicendo ” il centro sono io, non devo
dimostrare niente, voglio esserci e basta”. Devo imparare a farlo per
ritrovare il dentro, per riappropriarmi del mio corpo, del mio sentire,
del mio vivere.
La
religione e i condizionamenti sociali mi hanno spesso imposto schemi e
percorsi mentali che invece di unire lo spirito al corpo lo hanno
separato in nome del senso di peccato e di vergogna, innalzando
preconcetti e limitando i miei orizzonti. Devo imparare a riconoscerli,
e con la consapevolezza che vado acquistando pian pianino lavarli e
grattarli via. Non debbo pensare che tutto ciò possa avvenire in un
attimo: è un lento limare, arrotondare spigoli, unire tasselli per
costruire quel puzzle che sono io, che è la mia essenza.
Devo
fare spazio dentro di me perché mi serve a crescere, cambiare, cogliere
nuove comprensioni: la vita è un continuo divenire. Voglio trovare il
momento per farlo nel corso delle mie giornate, ritagliandomi uno
spazio tra gli impegni che mi sono dati: evirò così il rischio di
restare imprigionato nella ripetizione che tiene in vita vecchi schemi
e vecchi sbagli, e potrò finalmente fare il punto su dove sono arrivato
nel mio percorso di vita.
Incarnare,
manifestare,
esprimere la mia creatività, e rendere gli
altri testimoni del mio processo di crescita, delle mie comprensioni,
intenzioni, dei miei desideri e sogni è il modo migliore per dare
materia a un pensiero, per dargli peso. Nel dialogo con un “tu”, con il
mio tu intimo e con un altro tu, posso riflettere, dubitare, dare luce,
discriminare, riconoscere, ancorare ed essere ancorato a ciò che
veramente penso, sento, sono. Lo scambio, la condivisione, la relazione
tra individui partono allora dal cuore.
Dicembre
2009