Appunti di
viaggio: "Parole"
Che
percorso lungo fanno dentro di me prima di uscire
così lungo che a volte forse qualcuno le dice prima di me.
Già dette e inutile ripeterle.
Oppure parole che rimangono bloccate nei vicoli ciechi del giudizio.
Parole censurate.
Oppure ancora, abortite all’origine.
Altre non nascono perché ciò che le nutre non è sufficientemente
fertile.
Fatto sta che escono quelle che hanno passato gli esami,
quelle forti, giuste, appropriate.
Peccato, quante vittime hanno lasciato per strada.
Oppure, se qualcosa riesce ad uscire
e finalmente penetrare questo muro,
ecco che questa parola, queste parole, me le vedo sbocciare davanti,
fuori di me,
e mi incoraggiano a guardare,
ad esserci con gli altri,
a sentirmi insieme,
umile, uguale, generoso;
e allora questo cespuglio di fiori che mi appare davanti
si tira appresso con criterio tutta la lunga fila di parole
incistate, inespresse, abortite, non nate,
modificandole e adattandole, ma rendendo a ciascuna giustizia;
una collana di perline via via più strane e brutte, più preziose,
per il piacere che provoca la loro libera uscita.
Così finalmente mi sento circondato da questo giardino,
che poi è un pezzo del giardino più grande creato insieme agli altri.
Poi ritorna il silenzio,
si chiude,
cambiano i presupposti,
si ricomincia d’accapo.
Chi sei tu per “detergere voi con il mio pianto della menzogna che
acceca” (Saba)?
Chi sei tu dall’alto dei cieli?
In grado addirittura di piangere per purificarci dalla menzogna in cui
viviamo.
Non desidero altri padri, voglio fratelli e sorelle,
voglio far sentire loro il mio amore e cercare il loro amore per me,
e per questo che le mie parole si snodano con tanta difficoltà
attraverso il mio essere
prima di spiccare il volo;
è per questo che amo il silenzio condiviso;
forse è un’inganno,
però vorrei poter iniziare con quello.
Un silenzio insieme senza imbarazzi, senza fretta,
pensando che insieme, nel silenzio,
stiamo già facendo qualcosa.
Oppure condividere un pezzo di viaggio nel mondo o una crescita;
ma forse anche questo è un’inganno.
Forse io e te nel viaggio, nella crescita, nel silenzio, ci illudiamo
di condividere.
Senza parole non arriviamo da nessuna parte,
maledette parole, meravigliose parole, bastarde.
Tu pensi che con gli occhi riesci a dire lo stesso, balle.
Quella settimana, con quel tuo amico cieco, sei stato benissimo.
Ti sei domandato perché?
Angelo, compagno di
viaggio
Gennaio 2010