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Appunti di viaggio: C'è questa cosa


C’è questa cosa cui penso tanto e spesso: la morte. L’argomento tabù del nostro tempo, quello che non si nomina mai e al quale è meglio non pensare. Io, invece, lo facevo anche quand’ero bambino.  Al mare, d’estate, quando la mamma ci mandava a letto il pomeriggio, e io restavo sveglio nella stanza in penombra. Mi immaginavo di risvegliarmi dentro una bara, chiuso là dentro da chi mi aveva creduto morto. Immaginavo il buio, e il coperchio della bara subito sopra il mio naso, e nessuno che sentiva i pugni che ci picchiavo. Sento ancora oggi l’odore di crine del materasso, l’umido delle lenzuola, il terrore che mi pervadeva. Anni dopo ho scoperto che anche mio suocero, morto serenamente nel suo letto circondato dalla moglie e dalle figlie che lo adoravano, aveva quest’incubo ricorrente. Potrebbe essere una cosa comune a tanti, allora. Anche se la paura di quand’ero bambino non è più ricomparsa, l’idea della morte è sempre stata dentro di me, a farmi paura da dietro le quinte. Sono arrivato a pensare che forse, in qualche vita precedente, avrò subìto una morte violenta, e che il ricordo mi abbia seguito fino a qui. Dici che è meglio lasciare stare queste teorie? Hai ragione: in fin dei conti chi mai potrebbe dire che è vero, o soltanto probabile, che prima di questa abbia avuto un’altra vita? Comunque sia, oggi penso che sia giusto, e necessario, che io rifletta sulla morte quanto mi pare: perché quanto più vado avanti nella vita, tanto più mi accorgo di come tutto sia strettamente connesso, di come ogni cosa entri nell’altra e ne porti il suo seme. La luce non può esistere senza il buio, il vuoto senza il pieno, non c’è inizio se non c’è fine. E poi penso al tempo: se corre in avanti, deve essere partito. E prima che partisse che c’era? E se il tempo finisce, poi cosa c’è? Sono cose che non riesco a capire, sento che mi sfugge qualcosa di molto importante, qualcosa che –credo- non sono attrezzato a comprendere. L’universo è cominciato con il big bang, d’accordo. E un attimo prima non c’era niente? E se l’universo si espande, lo fa dentro cosa? Dentro un altro universo? Ho letto di una teoria secondo cui l’attuale fase di espansione è destinata a rallentare, poi a fermarsi, e poi a diventare contraria: l’universo si contrarrà sempre di più fino a comprimersi in un niente senza materia né dimensione. A quel punto arriverà un altro big bang, e nascerà un nuovo universo, che magari obbedirà a regole diverse da quelle attuali. Interessante, dici? Anche a me piace questa teoria: l’universo che si espande e contrae vuol dire che respira, se respira è vivo, e se è vivo sarò sempre vivo anche io. Dici che tu preferisci pensare che alla morte tutto finisca? Però, mi piace questo pensiero: è riposante. Mi lascia più libero di pensare alla vita, a me, ad adesso, mi fa sentire più leggero. Sai che ti dico? Che potrebbe anche darsi che tutta questa paura della morte, sotto sotto, sia stata paura di vivere. Voglio pensarci su.

Peter

 

margareth


Verona · info@margani.it