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MITO E RITO NEL COUNSELING

Il mito racconta in modo esemplare le gesta di personaggi eroici e degli dei, rivelando il senso delle azioni umane. E’ una trama narrativa che dà senso alla realtà. Caratteristica del mito è il pensiero simbolico e la sua forma metaforica; l’interpretazione del mito quindi non è letterale.

Nel counseling, il linguaggio della metafora, i simboli, le immagini mentali attivano la sfera emotiva ed intuitiva della personalità, e creano un clima emotivo che facilita il cambiamento. E’ tramite la metafora e le sue proprietà comunicative che il racconto del mito diviene terapeutico: la metafora permette il collegamento fra differenti aree di significato e fra differenti aree funzionali della mente. Per Jung, attraverso il mito, l’individuo può uscire dal suo orizzonte limitato e ampliare i significati della sua esperienza, perché la propria storia assume un significato più profondo, e non si limita a quello letterale.

La narrazione metaforica del mito, quindi, diventa uno strumento per utilizzare le proprie potenzialità inconscie di conoscenza e cambiamento, con l’apertura a nuovi significati.

Nel counseling, il cambio, a livello narrativo, è il presupposto per accettare i mutamenti nella propria vita: la finzione narrativa permette il gioco, e offre un ventaglio di scelte che si allontanano dalle nostre abituali, quotidiane. Utilizzando il mito, il concetto di ineluttabilità viene superato e viene a decadere il vincolo ad azioni ripetitive e patologiche: si oltrepassano i pregiudizi e gli schemi obbligati di pensiero (sul presente, sul passato, ma anche sul futuro). Al cliente viene quindi data la possibilità di trovare una via alternativa, di concepire in modo nuovo e autonomo la propria realtà. Attraverso le trame dei miti si possono trovare risposte ai propri dubbi. Il mito infatti offre delle trame in cui il cliente riesce a riconoscersi: storie condivise e condivisibili. A partire da esse può ri-descrivere la propria esperienza in modo più funzionale.

Il rito è un modo per trasmettere e radicare convinzioni profonde, messaggi e valori. E’ caratterizzato da sequenze di gesti e dall’uso di un linguaggio codificato che instaura una forma di comunicazione particolare e privilegiata tra umano e divino, una forma di riavvicinamento al sacro, che permette di superare i confini individuali.

Nel rito l’individuo attinge alla forza collettiva. I riti collettivi servono alla comunità e sono importanti per la vita di gruppo: i rituali infatti rappresentano e legittimano i valori fondanti di una società. Partecipare ad un rituale unisce e dà il senso dell’ appartenenza ad un gruppo.

Il rito è anche una porta di passaggio che ufficializza l’entrata in una nuova età, in un gruppo, in un nuovo stato (sia esso mentale o fisico): nascita, pubertà, matrimonio, paternità, morte sono eventi accompagnati tradizionalmente da riti di passaggio. Segnano l'entrata nel territorio della comunità, o la partenza, o il passaggio da una categoria o funzione ad un'altra, o il passaggio tra le diverse età del ciclo vitale, l'iniziazione, ecc.

In passato i giovani erano accompagnati, attraverso i riti iniziatici, nelle varie tappe del loro cammino di maturazione. Il rito aveva anche la funzione di insegnare al giovane a comprendere le fasi anteriori della propria esistenza, e dove necessario, a guarire le ferite del passato.

I rituali di passaggi non esistono più, nella nostra cultura: mancano i riferimenti per quei momenti di cambio, trasformazione e crescita che potrebbero conferire un grande potere personale, integrità e forza interiore. Al contrario, nella società di oggi questi momenti sono vissuti come crisi. Nella nostra vita andiamo incontro a cambiamenti che dobbiamo affrontare da soli, senza la guida di nessuno che ci spieghi come comportarci, come utilizzare le nostre risorse, i nostri talenti.

I riti di passaggio, invece, sono come il viaggio di un eroe attraverso l’esistenza, dalla nascita alla morte, con draghi e mostri da sconfiggere, ma anche con episodi di amore e passioni. La vita, nei riti di passaggio, è raffigurata come una spirale lungo cui si susseguono le tappe del viaggio dell’eroe. Ogni tappa rappresenta un momento di cambiamento. Il viaggio è continuo, un cerchio dopo l’altro: è il cammino della nostra anima.

I rituali vengono utilizzati nel counseling per due aspetti fondamentali: per il coinvolgimento a livello affettivo ed emotivo, che determina la loro forza ed efficacia, e per l’aspetto simbolico. Il rito infatti si presta alla sperimentazione di nuovi significati di tutto ciò che non li ha ordinariamente, attraverso analogie, opposizioni etc. Il rito diventa quindi un potente mezzo di trasformazione. La forma criptica dei rituali li distingue dalle altre azioni ordinarie, e richiama l’attenzione del cliente, sollecitando la sua partecipazione attiva; è un modo per sperimentare una nuova modalità relazionale e per partecipare a una ristrutturazione dei significati, per i quali è necessario mettere in gioco la propria creatività.

Il rituale permette di allontanarsi dagli schemi del quotidiano perché attraverso i rituali si aprono nuove prospettive e nuove storie.

Margareth Niederkofler

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Margareth Niederkofler
mito_rito
Verona · info@margani.it