REBIRTHING e ATTACCHI DI PANICO (Chi è Pan? E
perché ce l'ha con me?)
Vedremo
come
andare alla radice del panico. Cercheremo di sapere da chi
prendono il nome questi attacchi di panico e da cosa prendono la loro
forza. Chi è Pan? E perché ce l'ha con me? Pan, è il dio che incute
terrore, che usa la nostra stessa fisiologia ed il nostro cervello per
prendere la nostra forza e rivoltarcela contro. Che usa le nostre
emozioni per indebolirci… oppure è il nostro migliore amico di cui
invidiamo la spontaneità da bambino, l'accettazione incosciente del
pericolo dell'adolescente sfacciato, la sensualità adulta… Pan è tutto
questo, è terrore ed istinto, è forza e cambiamento… vedremo in seguito
come trattare con lui e rendercelo amico. …
Era
capitato nel quartiere più malfamato della città, si era perso e non
riusciva più a ritrovare la strada per ritornare a casa. Dall'oscurità
vennero fuori quattro tipi dalle facce poco rassicuranti. Si accorse
del luccichio delle lame nelle loro mani. Il cuore cominciò a pulsargli
all'impazzata, il respiro che si era immediatamente bloccato era ora
diventato affannoso, le gambe non rispondevano più al suo desiderio di
fuggire. Era paralizzato dal terrore…… In qualsiasi noir o film del
terrore che si rispetti non manca mai una descrizione dei sintomi del
panico che colgono il malcapitato…Questi sintomi sono comuni a molti
fra noi anche se non si trovano in situazioni così estreme.
Il
Dio Pan è una divinità molto antica dell’Arcadia, protettore delle
greggi e dei pastori; era così brutto che sua madre fuggiva spaventata.
Incarna l’esuberante vitalità della natura, ma anche la sensualità
brutale e gli istinti selvaggi; abita monti e luoghi aspri, grotte,
caverne e fonti dove suona il flauto. Se disturbato mentre riposa
lancia un grido spaventoso che incute il “terror panico”. La natura di
pan è allo stesso tempo un paesaggio esterno e interiore e egli può
apparire in ogni luogo e in ogni momento, così come improvviso e
repentino può sorgere l’attacco di panico. In questo contesto “essere
senza paura, privi di angosce, invulnerabili al panico, significa
perdita dell’istinto, perdita di connessione con Pan” (Hillman) e
quindi perdita di tutto ciò che appartiene in modo semplice al mondo
della natura, del corpo, dell’universo in tutta la sua bellezza.
L’istinto è naturale e oscuro, elude il
controllo della volontà, così come l’attacco di panico da cui si vuole
fuggire.
Ma non bisogna dimenticare che Pan proteggeva greggi e pastori che
vivevano all’aperto e perciò in balia dell’imprevedibile, dell’oscurità
e delle intemperie. Questa duplice valenza, questo essere terrifico e
protettivo al tempo stesso ci spinge a considerare che l'istinto può
anche essere il nostro migliore alleato. L'istinto ci può anche
proteggere ed essere il nostro miglior consigliere. Riconoscere Pan
dentro di noi significa accettare il nostro mondo naturale, sensuale in
tutte le sue forme e manifestazioni personali. Pan vive, è dentro di
noi ed è sia terrore sia protezione, ”come psiche e istinto sono in
ogni momento inseparabili. Ciò che facciamo al nostro istinto, lo
facciamo alle nostre anime.” (Hillman) Rimuovere il nostro istinto
dunque non ci salverà dal panico anzi, ci allontanerà ancora di più dal
nostro nucleo centrale, dalla nostra anima che "deve" vivere sulla
terra come corpo e come spirito per poter rispondere efficacemente alle
sfide della vita.
L’attacco
di
panico ci ricorda che siamo vulnerabili, che abbiamo dei
limiti, che non accettiamo il cambiamento, la paura, ci ricorda il
nostro continuo ritornare al passato, il rifiuto della morte. Anche se
spesso è un evento catalizzatore a produrlo, l’attacco di panico è un
campanello d’allarme che ci ricorda che non possiamo andare avanti
così, che dobbiamo rifondare la nostra identità. Non siamo onnipotenti,
ma neanche impotenti: possiamo concederci di essere vulnerabili come lo
è il nostro bambino interiore che per esprimersi ha bisogno di cure,
nutrimento, soddisfazione dei suoi bisogni primari; soprattutto di
comprensione e di amore, perché solo così il bambino si svilupperà
nella fiducia che lo preserverà dalle paure irrazionali e gli
permetterà di aprirsi giocosamente al mondo mantenendo quella curiosità
e vivacità nella scoperta del mondo, degli altri e di se stesso.
Possiamo concederci di essere vulnerabili, anziché ostinarci di “non
sentire” perché temiamo di essere feriti, di soffrire. Siamo
vulnerabili ma siamo vivi.
L’attacco
di
panico in realtà ci offre una grande opportunità:
confrontarci, finalmente, con noi stessi, con la nostra vita, per
proseguire con fiducia nel cammino dell’esistenza, donando a noi stessi
tempo e presenza consapevole. Durante la nostra vita in ciascuno di noi
si verificano continuamente aperture e chiusure verso il mondo, gli
altri, noi stessi; quando ci blocchiamo, ci poniamo dei limiti, ci
ripieghiamo su di noi perché abbiamo paura di essere abbandonati,
esclusi…….allora innalziamo delle barriere che ci impediscono di
ascoltare liberamente il nostro cuore e i suoi messaggi, non siamo più
in grado di fermarci un istante per stare con la realtà.
Il
nostro cuore si apre quando riusciamo a instaurare un rapporto di
profonda disponibilità con la realtà del corpo, della mente e dello
spirito. Ma se c’è tensione sorgono limiti, ostacoli che ci impediscono
di renderci disponibili all’ascolto, di scorrere con fluidità e gioia
verso quell’espressione autentica che si realizza nella relazione con
il mondo esterno.
La
relazione fra gli attacchi di panico e la respirazione è
scientificamente provata. E’ fondamentale riconoscere il rapporto
esistente fra l'insorgere delle crisi di panico e gli squilibri
energetici associati alla respirazione. Esaminando moltissime persone
che soffrivano di questo disturbo, nella maggioranza dei casi si è
rilevato che all'origine del panico c'è un meccanismo molto semplice;
esso è incentrato sul timore indotto dalle sensazioni che emergono
quando intensifichiamo inconsapevolmente la respirazione. Si è
constatato che le sensazioni scatenanti i casi di panico avevano molti
punti in comune con quelle indotte dall'iperventilazione, e che esiste
un'evidente relazione tra gli attacchi di panico e le alterazioni del
respiro. Si è notato che gli stessi sintomi dell'iperventilazione
(capogiro, formicolio alle mani, timore di perdere il controllo
emotivo, respiro affannoso, oppressione, vertigine, paura ed eventuale
tachicardia) sorgono con estrema facilità in coloro che, senza esserne
coscienti, si trovano in condizione di subventilazione. Scopo della
subventilazione inconscia (respiro limitato nella potenza e nella
capacità) è mantenere basso il livello vitale perchè così si pensa di
non incorrere in eccessi che possono creare paure, si ha paura di
vivere, ma proprio questo limitare il respiro ci espone al rischio di
una involontaria iperventilazione. Quello che all’inizio è un artificio
per limitare la paura ci si rivolta contro e innesca le paure. Per
questi soggetti è sufficiente un breve periodo di tensione psicologica
per indurli all'irrigidimento muscolare che inibisce la respirazione
completa e, dopo un certo tempo che il soggetto respira al di sotto di
una soglia ottimale, è predisposto a fenomeni di " iperventilazione
spontanea " ogni volta che si trova in circostanze che lo inducono ad
ampliare la respirazione anche solo parzialmente. Se invece queste
sensazioni si manifestano all'improvviso in chi non se lo aspetta e non
sa cosa stia accadendo, vengono considerate disturbi fisici o psichici,
si può subito pensare ad un attacco di cuore o di stare impazzendo, e
l'attacco di panico diventa ancora più probabile. Quando fenomeni di
questo genere prendono il controllo della coscienza, una gran parte
degli individui si irrigidisce con reazioni difensive che aumentano la
tensione. Nella maggior parte dei casi di DAP una sola crisi basta a
far nascere il timore che essa possa ripetersi. Il soggetto ha
un'inconscia paura di respirare liberamente, teme che lasciandosi
andare a ciò che ha dentro possa perdere il controllo.
Il
panico può subentrare perché ci siamo sbagliati nell'interpretare una
immagine che ha colpito la nostra attenzione. Per esempio, lo scambiare
il tubo dell'acqua in mezzo all'erba per un serpente ci fa saltare, ci
mette subito in allarme, ne va della nostra vita. Il risultato è una
reazione fisiologica che è coerente con quello che abbiamo visto, anche
se quello che abbiamo visto non è la "realtà", ma una visione distorta
della "realtà" determinata da "pre-giudizi" di quello che ci aspetta
"là fuori", dalla nostra paura che si manifesta prorompente. Per il
cervello infatti, una situazione vera o una immaginata non fa molta
differenza. Entrambe producono delle conseguenze reali. Comune nel
panico del nostro malcapitato (del romanzo) e negli Attacchi di Panico
(adp) per il tubo dell'acqua nell'erba, è la sintomatologia di base,
vale a dire il blocco del respiro (o respiro affannoso oppure senso di
soffocamento), la tachicardia, la perdita del controllo emotivo e della
lucidità mentale, ma anche del controllo motorio. Si è presi da
tremori, parestesie, blocchi, e vi è poi il senso di svenimento e la
paura di morire…Tutti questi sintomi portano alla disperazione più
nera. Non si vede la possibilità di uscire vivi o ancora sani
fisicamente o di mente da questa situazione.
Quasi
sempre il disagio psichico si maschera e si allea col sintomo corporeo:
quindi è vantaggioso e efficace individuare nel corpo e nel suo
linguaggio la causa della sofferenza psicologica; si aprono così canali
d’ascolto e di comunicazione che divengono il fulcro della relazione
tra cliente e rebirther/counselor, tra il cliente ed il suo corpo, tra
cliente e mondo esterno.
Si
tratta di recuperare la relazione madre-neonato, cioè il rapporto tra
Sé e l’Altro, tra il proprio corpo e il corpo fantasmatico, tra realtà
interna e realtà esterna, tra il proprio corpo e il corpo del
rebirther/counselor che fa da transfert per il corretto recupero di
questa relazione madre-neonato: l’ascolto del proprio corpo consente
all’inconscio di parlare con il linguaggio dei vissuti arcaici,
proverbiali.
Questo
cammino ci porta anche ad assecondare le esigenze del cuore, a
seguire il cuore, a vivere, ad abitare il presente, a vivere le proprie
azioni, cioè a sentire, a percepire il contatto, se stessi, le
risonanze suscitate in noi dall’ascolto dell’altro, dall’ascolto della
vita: è la consapevolezza di vivere. La comprensione e la presa di
coscienza dei vissuti corporei porta alla modificazione degli
atteggiamenti interiori; questo conduce a una progressiva liberazione
dalle tensioni, dalla paura legata alla perdita delle difese,
rimettendo in moto il desiderio, le emozioni, le pulsioni.
Ogni
emozione è la naturale risposta del corpo di fronte alle prove della
vita. E’ la risposta naturale di tutti gli esseri umani. Il modo in cui
ogni emozione ci influenza dipende invece da come la interpretiamo, da
cosa noi pensiamo che significhi; se la stiamo accettando per quella
che è oppure se scegliamo di combattere per sopprimerla o evitarla. Di
fronte ad una prova pericolosa come di fronte ad una prova non
pericolosa, il corpo produce una reazione emozionale simile. Le
emozioni hanno due componenti. Il primo è l’energia che contengono; il
secondo è la nostra opinione al riguardo. L’essenza della nostra
opinione esiste sia che noi accettiamo l’energia e lasciamo che ci
aiuti, sia che noi la combattiamo. Se rifiutiamo di accettare la paura,
la nostra energia è dirottata per combattere la paura stessa e ciò ci
indebolisce. Se invece la accettiamo, tutta l’energia della paura sarà
a nostra disposizione per portare a termine qualcosa di utile. Non
accettando la paura, le diamo il potere di determinare il nostro
comportamento e le nostre emozioni avranno la meglio sul nostro
intelletto. E' molto importante capire la paura. Usiamo la paura per
riferirci sinteticamente a tutte le cosiddette emozioni negative. In
alcuni casi la paura è accompagnata da un pericolo reale (come una
guerra o la guida in autostrada). Ma nella maggior parte dei casi la
paura è irrazionale. La paura del rifiuto o la paura della
disapprovazione sono esempi di paure irrazionali, dove non c’è pericolo
reale. La paura ci induce a congelarci, a fuggire, ad attaccare e può
sopraffarci e così blocchiamo il respiro, respiramo velocemente e
superficialmente oppure lottiamo affanosamente con il respiro. La paura
invece può avere delle funzioni molto utili per la nostra
sopravvivenza, prima di tutto fisica e poi mentale. Il flusso
adrenalinico che ci pervade ci permette infatti di reagire con forza e
più prontamente agli stimoli esterni, i nostri sensi sono vigili,
attenti e rispondono con una velocità ed una precisione inaspettata. La
paura si presenta per aiutarci a trattare con le difficoltà e se
benediciamo la nostra paura diventerà eccitazione. Lavorando con i
nostri limiti e la nostra vulnerabilità possiamo uscire dal ruolo di
vittima, dire dei no e riappropriarci del nostro spazio e del nostro
diritto di scegliere e stare nel nostro potere senza diventare nemico
di noi stessi o degli altri. La paura ha a che fare con il Cambiamento.
Nessuna paura, nessun cambiamento.
La
cura naturale all'attacco di panico è lo stesso respiro che innesca la
crisi. Il rebirthing infatti permette di riattivare le energie corporee
e le risorse mentali: respirare consapevolmente, profondamente, sotto
la guida di un esperto, permette di superare con facilità i momenti in
cui appare l’ansia. Le manifestazioni fisiche ed emotive momentanee
diventano parte integrante del processo di liberazione. La tensione
muscolare e il conseguente stato di subventilazione vengono eliminati,
per ripristinare il ritmo armonico e regolare del respiro. Respirando
consapevolmente, dando la nostra completa attenzione al respiro,
possiamo re-imparare a lasciar fluire liberamente pensieri e sensazioni
senza attaccarci ad ogni sensazione fisica ed emotiva. E ogni volta che
ci accorgiamo di entrare dentro in un pensiero o di dare spazio ad un
sintomo fisico possiamo ritornare al respiro circolare e spostare la
nostra attenzione da uno schema ripetitivo del pensiero o da un
potenziale disagio, a una azione benefica e neutra, riacquistando così
di nuovo la possibilità di scegliere a cosa vogliamo dare energia e
spazio. Fin dalle prime sedute di rebirthing si impara ad affrontare i
successivi attacchi di panico, concentrando l’attenzione sulla
respirazione circolare, perché se sappiamo utilizzare l’energia del
corpo, sintonizzarci con la sua intelligenza, riusciamo a prevenire
tensioni, disturbi, paure. Ogni volta che escludiamo intuito e
consapevolezza ci separiamo dal corpo e diventiamo incapaci di
ascoltarne le reali esigenze e richieste. Il nostro corpo è la nostra
storia che ci parla.
Andremo
a
vedere i motivi scatenanti, vedere a cosa ci riportano questi
"grilletti" che fanno scattare l'adp, ma andremo ad agire anche sui
sintomi nella convinzione provata che se cambia il fisico cambia la
mente, e se cambia la mente cambia anche il fisico. Per cui ci saranno
sedute di rebirthing e esercizi di respirazione, cui seguiranno
indicazioni che verranno testate assieme per renderci capaci di
affrontare da soli questi adp. Ma noi abbiamo la possibilità di guarire
e di farlo anche in un tempo "discretamente" breve. Si potranno poi
prevedere delle ricadute, ma il percorso per superare queste difficoltà
è già stato tracciato e sarà sempre più facile con queste nuove risorse
affrontare questi adp e ritrovare in breve una serenità che si era
persa magari da anni ed uscire da questo buio che ci aveva
disintegrato.
BIBLIOGRAFIA:
FALZONI GALLERANI, F. “Il respiro dell’anima”, Armenia, Milano 1992
FALZONI GALLERANI, F. “Rebirthing Transpersonale”, Rusconi, Milano,
1996 HILLMAN, J. “Saggio su Pan” Adelphi, 1972